Arbutus unedo – Corbezzolo

Aggiornato il 29 Dicembre 2022

Fenologia minima (sempreverde): risveglio vegetativo, fioritura, fruttificazione
Areale di origine (native range): regione mediterranea

Piccolo albero o arbusto della macchia mediterranea legato da sempre all’uomo. Una bellissima poesia (ode) di Pascoli ne celebra l’aspetto con le stagioni, e in questo post ne approfitteremo per fare un gioco: illustrare i caratteri della pianta prendendo spunto dalle diverse strofe. Lungi da sminuirne l’opera ne esalteremo invece quello che a me sembra il suo maggiore pregio: l’intreccio armonico fra le due culture, la storico-letteraria e la scientifica, che percorre il componimento. Solo i grandi riescono a farlo, penso ai passi astronomici della Commedia o al Sistema periodico di Primo Levi, tanto per fare solo due esempi.

Strofe di quattro versi, tre di undici sillabe e l’ultimo di cinque, certo per aumentarne la musicalità: come se alla fine di ogni strofa si ricadesse sulla tonica.

O tu che, quando a un alito del cielo
i pruni e i bronchi aprono il boccio tutti,
tu no, già porti, dalla neve e il gelo
salvi, i tuoi frutti;

Febbraio, frutti appena formati, o, se volete, fiori appena fecondati. Dalla fine del mese fioriscono i primi alberi del genere Prunus come albicocchi, amoli, prugnoli, mandorli, e subito dopo i biancospini (Crataegus monogyna).
Marzo, frutti che hanno ormai assunto la forma definitiva, conservano, tuttavia, ancora le parti superiori (stilo e stigma) del pistillo.
I frutti manterranno il bel colore verde chiaro fino in settembre inoltrato, poi diventeranno dapprima gialli e infine rossi.

e ti dà gioia e ti dà forza al volo
verso la vita ciò che altrui le toglie,
ché metti i fiori quando ogni altro al suolo
getta le foglie;

Ottobre. La pianta fiorisce nel tardo autunno e per tutto l’inverno. I fiori piccoli e bianchi, con leggere sfumature rosate o verdoline, hanno i petali uniti a formare una minuscola giara con la bocca ornata da cinque punte ripiegate verso l’esterno.
Calice a cinque sepali di cui solo le punte separate
Impossibile guardarci dentro. Una irrefrenabile curiosità ci costringe a sezionarlo. Emergono alla vista cinque stami pelosetti alla base e dalle antere purpuree. Il pistillo verdognolo in corrispondenza dell’ovario, si imbrunisce lungo lo stilo; più scuro lo stigma.
Stami rivestiti da una struttura pelosa e antere con due curiosi ricci presso le aperture delle sacche polliniche
Singolari aperture nelle sacche polliniche
Ovario supero, verde smeraldo e dalla superficie a bollicine assiepate che anticipano le piccole protuberanze della pelle del frutto. Nell’ingrandimento si vede bene la peluria alla base dello stame.
Stigma unico, marrone, grondante polline.

i bianchi fiori metti quando rosse
hai già le bacche, e ricominci eterno,
quasi per gli altri ma per te non fosse
l’ozio del verno;


o verde albero italico, il tuo maggio
è nella bruma: s’anche tutto muora,
tu il giovanile gonfalon selvaggio
spieghi alla bora:

Novembre, si chiude il ciclo dei frutti, che maturano assumendo tutte le gradazioni dal giallo al rosso, e contemporaneamente inizia la fioritura. Sulla pianta permane per tutto l’inverno il bianco dei fiori, il rosso dei frutti e il verde delle foglie, circostanza che le conferisce un grazioso carattere patriottico.

Poi il componimento prosegue inneggiando ai primordi delle italiche gesta che Virgilio, e per riflesso Pascoli, fanno risalire ai Troiani di Enea e ai Latini di Evandro. Il figlio di quest’ultimo, Pallante, sarà il primo patrio eroe, e le sue spoglie verranno avvolte fra ramoscelli di corbezzolo, come in un ideale tricolore.

...altri a la bara intenti, avean di quercia,
d’àrbuto e di tali altri agresti rami
fatto un ferètro di virgulti intesto
e di frondi coperto, ove altamente
del giovinetto il delicato busto
composto si giacea
… (Eneide, XI, 99-104)
I frutti sono commestibili ma non molto saporiti, lo denuncia il nome che viene dal latino unum edo ‘ne mangio uno solo’. Loro più propriamente sono bacche: piene di semi.
Minuscoli semi spersi in una polpa commestibile
Il seme ha forma e superficie tormentata.
Le foglie sono moderatamente allungate, dal bordo seghettato e con venature chiare e evidenti. Il picciolo è breve e rossastro.
Verde brillante sopra, più pallide nella pagina inferiore.
Fillotassi alterna, ma verso la cima del rametto le foglie tendono ad appaiarsi.
La corteccia è grigio rossastra e si sfilaccia in strette strisce che si sollevano

Dove sono in città

Orto Botanico, un giovane alberello nella nuova area, dove han messo a dimora numerosi arbusti; tutti ancora senza cartellino, e questo non aiuta…
Giardino privato in Via duca degli Abruzzi.
Un’altra abbondante fioritura in una splendida giornata di novembre. Via Capodilista.
Via G. Modena. Uno degli esemplari più fruttiferi.
Albero poco comune negli spazi comunali, ma al Giardino dei Caduti della Resistenza ce n’è addirittura un filare.
Colli, Sentiero del Monte Grande, la specie è tipica della Macchia mediterranea.
Poco più avanti una estesa macchia di Erica arborea e Corbezzolo.
Un unedo dalle incredibili dimensioni al Parco dei Mostri di Bomarzo (VT).
Infine un doveroso riconoscimento: il Corbezzolo del giardino della mia amica Carmen – passionaria della difesa degli alberi in città – che in qualche modo mi ha indotto a scrivere il post mandandomi queste bellissime foto.

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