Arbutus unedo – Corbezzolo, guidati dal Pascoli alla scoperta dell’albero simbolo del Risorgimento

Piccolo albero o arbusto della macchia mediterranea legato da sempre all’uomo. Una bellissima poesia (ode) di Pascoli ne celebra l’aspetto con le stagioni, e in questo post ne approfitteremo per fare un gioco: illustrare i caratteri della pianta prendendo spunto dalle diverse strofe. Lungi da sminuirne l’opera ne esalteremo invece quello che a me sembra il suo maggiore pregio: l’intreccio armonico fra le due culture, la storico-letteraria e la scientifica, che percorre il componimento. Solo i grandi riescono a farlo, penso ai passi astronomici della Commedia o al Sistema periodico di Primo Levi, tanto per fare solo due esempi.

Strofe di quattro versi, tre di undici sillabe e l’ultimo di cinque, certo per aumentarne la musicalità: come se alla fine di ogni strofa si ricadesse sulla tonica.

O tu che, quando a un alito del cielo
i pruni e i bronchi aprono il boccio tutti,
tu no, già porti, dalla neve e il gelo
salvi, i tuoi frutti;

Febbraio, frutti appena formati, o, se volete, fiori appena fecondati. Dalla fine del mese fioriscono i primi alberi del genere Prunus come albicocchi, amoli, prugnoli, mandorli, e subito dopo i biancospini (Crataegus monogyna).
Marzo, frutti che hanno ormai assunto la forma definitiva, conservano, tuttavia, ancora le parti superiori (stilo e stigma) del pistillo.
I frutti manterranno il bel colore verde chiaro fino in settembre inoltrato, poi diventeranno dapprima gialli e infine rossi.

e ti dà gioia e ti dà forza al volo
verso la vita ciò che altrui le toglie,
ché metti i fiori quando ogni altro al suolo
getta le foglie;

Ottobre. La pianta fiorisce nel tardo autunno e per tutto l’inverno. I fiori piccoli e bianchi, con leggere sfumature rosate o verdine, hanno i petali uniti a formare una minuscola giara con la bocca ornata da cinque punte ripiegate verso l’esterno.
Impossibile guardarci dentro. Una irrefrenabile curiosità ci costringe a sezionarlo. Emergono alla vista cinque stami pelosetti alla base e dalle antere violacee. Il pistillo verdognolo in corrispondenza dell’ovario, sfuma nel giallo presso lo stilo; più scuro lo stigma.

i bianchi fiori metti quando rosse
hai già le bacche, e ricominci eterno,
quasi per gli altri ma per te non fosse
l’ozio del verno;


o verde albero italico, il tuo maggio
è nella bruma: s’anche tutto muora,
tu il giovanile gonfalon selvaggio
spieghi alla bora:

Novembre, si chiude il ciclo dei frutti, che maturano assumendo tutte le gradazioni dal giallo al rosso, e contemporaneamente inizia la fioritura. Sulla pianta permane per tutto l’inverno il bianco dei fiori, il rosso dei frutti e il verde delle foglie, circostanza che le conferisce un grazioso carattere patriottico.

Poi il componimento prosegue inneggiando ai primordi delle italiche gesta che Virgilio, e per riflesso Pascoli, fanno risalire ai Troiani di Enea e ai Latini di Evandro. Il figlio di quest’ultimo, Pallante, sarà il primo patrio eroe, e le sue spoglie verranno avvolte fra ramoscelli di corbezzolo, come in un ideale tricolore.

...altri a la bara intenti, avean di quercia,
d’àrbuto e di tali altri agresti rami
fatto un ferètro di virgulti intesto
e di frondi coperto, ove altamente
del giovinetto il delicato busto
composto si giacea
… (Eneide, XI, 99-104)
I frutti sono commestibili ma non molto saporiti, lo denuncia il nome che viene dal latino unum edo ‘ne mangio uno solo’. Loro sono bacche: pieni di semi.
Le foglie sono moderatamente allungate, dal bordo seghettato e con venature chiare e evidenti. Il picciolo è breve e rossastro.
Verde brillante sopra, più pallide nella pagina inferiore.
Fillotassi alterna, ma verso la cima del rametto le foglie tendono ad appaiarsi.
La corteccia è grigio rossastra e si sfilaccia in strette strisce

Dove sono in città

Orto Botanico, un giovane alberello nella nuova area, dove han messo a dimora numerosi arbusti; tutti ancora senza cartellino, e questo non aiuta…
Interno del recinto antico.
Giardino privato in Via duca degli Abruzzi.
Via de’ Menabuoi all’Arcella, se la fioritura è abbondante l’albero cambia colore.
Un’altra abbondante fioritura in una splendida giornata di novembre.
Via G. Modena, il Nostro oltre una siepe di Tuja orientale e dietro un magnifico Pino domestico.
Visto da vicino. Questo esemplare è uno dei più fruttiferi.
Mercatino del Sabato mattina in Prato, a conferma di quanto la pianta sia amata.
Albero poco comune negli spazi comunali, ma al Giardino dei Caduti della Resistenza ce n’è addirittura un filare.
Colli, Sentiero del Monte Grande, la specie è tipica della Macchia mediterranea.
Una estesa macchia di Erica arborea e Corbezzolo.
Infine un doveroso riconoscimento: il Corbezzolo del giardino della mia amica Carmen – passionaria della difesa degli alberi in città – che in qualche modo mi ha indotto a scrivere il post mandandomi queste bellissime foto.

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