Nome imposto da Linneo nel celeberrimo Species Plantarum, Stoccolma, 1753
La pagina 395. La descrizione si concentra sulle foglie seghettate e le bacche a molti semi. Anche uno dei nomi precedenti si richiama alle foglie. Linneo lo colloca in Decandria monogyna mentre per Jussieu è una monopetala che andrà nelle Ericaceae.Foglie e fiori di Arbutus unedo dall’erbario di Linneo.
Fenologia
Fenologia minima (sempreverde): risveglio vegetativo, fioritura, fruttificazione
Provenienza
Areale di origine (native range): regione mediterranea
Portamento
Piccolo albero o arbusto della macchia mediterranea legato da sempre all’uomo.
Dove trovarli in città e altrove
Un’abbondante fioritura in una splendida giornata di novembre. Via Capodilista. Orto Botanico, un giovane alberello nella nuova area, dove han messo a dimora numerosi arbusti; tutti ancora senza cartellino, e questo non aiuta… Giardino privato in Via duca degli Abruzzi. Estate 2025, sono passato e non c’era più.Via G. Modena. Uno degli esemplari più fruttiferi. Albero poco comune negli spazi comunali, ma al Giardino dei Caduti della Resistenza ce n’è addirittura un filare.Colli, Sentiero del Monte Grande, la specie è tipica della Macchia mediterranea.Poco più avanti una estesa macchia di Erica arborea e Corbezzolo.Un unedo dalle incredibili dimensioni al Parco dei Mostri di Bomarzo (VT).
Foglia
Foglie moderatamente allungate, dal bordo seghettato e con venature chiare e evidenti. Picciolo breve e rossastro.Verde brillante sopra, più pallide nella pagina inferioreFillotassi alterna, ma verso la cima del rametto le foglie tendono ad appaiarsi.
Fiore
La pianta fiorisce nel tardo autunno e per tutto l’inverno. I fiori piccoli e bianchi, con leggere sfumature rosate o verdoline, hanno i petali uniti a formare una minuscola giara con la bocca ornata da cinque punte (lobi) ripiegate verso l’esterno.
Il fiore del Corbezzolo al microscopio
La bocca del fiorettoCalice a cinque sepali di cui solo le punte separateImpossibile guardarci dentro. Una irrefrenabile curiosità ci costringe a sezionarlo. Emergono alla vista dieci stami pelosetti alla base e dalle antere purpuree. Il pistillo verdognolo in corrispondenza dell’ovario, si imbrunisce lungo lo stilo; più scuro lo stigma. Stami rivestiti da una struttura pelosa e antere con due curiosi ricci presso le aperture delle sacche pollinicheLe singolari aperture nelle sacche pollinicheNell’ingrandimento si vede bene la peluria alla base dello stame.Ovario supero, verde smeraldo e dalla superficie a bollicine assiepate che anticipano le piccole protuberanze della pelle del frutto. Più scuro in basso il nettario.Sezione trasversale dell’ovario, si distinguono gli ovuli all’internoStigma unico (monogyna), marrone, grondante polline
Frutto
Frutti appena formati, o, se volete, fiori appena fecondati. (Febbraio)Marzo, frutti che hanno ormai assunto la forma definitiva, conservano, tuttavia, ancora le parti superiori (stilo e stigma) del pistillo. I frutti manterranno il bel colore verde chiaro fino in settembre inoltrato, poi diventeranno dapprima gialli e infine rossi. Novembre, si chiude il ciclo dei frutti, che maturano assumendo tutte le gradazioni dal giallo al rosso, e contemporaneamente inizia la fioritura. Sulla pianta permane per tutto l’inverno il bianco dei fiori, il rosso dei frutti e il verde delle foglie, circostanza dal carattere patriottico.I frutti sono commestibili ma non molto saporiti, lo denuncia il nome che viene dal latino unum edo ‘ne mangio uno solo’.Loro più propriamente sono bacche: piene di semi.
Seme al microscopio
Minuscoli semi spersi in una polpa commestibileIl seme ha forma e superficie tormentata.
Corteccia
La corteccia è grigio rossastra e si sfilaccia in strette strisce che si sollevano
Due giardini a confronto
Infine un doveroso riconoscimento: il Corbezzolo del giardino della mia amica Carmen – passionaria della difesa degli alberi in città – che in qualche modo mi ha indotto a scrivere il post mandandomi queste bellissime foto.E questo mi ricorda il Giardino di Livia (Roma), un posto dall’atmosfera magica.