Laburnum anagyorides – Maggiociondolo

Alberello piuttosto raro in città: più che sporadico nei giardini privati e quasi introvabile in quelli pubblici.

A giudicare dalla Mappa del Comune ne è stato piantato un unico esemplare in una aiuola di Via Trentino (Camin). Molti anni fa un Maggiociondolo abitava un’area verde in Via Martiri Giuliani e Dalmati, ma dopo qualche anno dall’impianto non è sopravvissuto.
Stessa sorte è toccata, nel Febbraio 2020, a questo giovane esemplare nel giardino del Busonera. Forse estati troppo secche.


È un peccato che sia così poco coltivato perché la fioritura è bellissima. E proprio dalle infiorescenze ciondolanti la specie prende il nome volgare.

Via Duca degli Abruzzi
In città fiorisce ad aprile (a dispetto del nome comune) per non più di un paio di settimane, ma impossibile non notarlo.
I fiori papilionacei cominciano a sbocciare dal peduncolo
Striature rosse sulla pagina interna del vessillo
Calice a guisa di tozzo cilindretto, cinque sepali brevi e appuntiti.
La carena racchiude stami e pistillo.
In marzo al mettere delle foglie si formano le infiorescenze con verdi boccioli.
Fiori appena fecondati: l’ovario si ingrossa e si allunga mentre stigma e stilo si atrofizzano.
Giugno, baccelli completamente formati. Resteranno a lungo sulla pianta seccandosi e aprendosi longitudinalmente.
Marzo. I semi marrone scuro quasi bruni sono velenosi, come molte parti della pianta.
Foglia composta con tre foglioline,…
lungo picciolo scanalato; foglioline ellittiche a bordo intero e prive di piccioletto.
Pagina inferiore pelosetta, argentata; superiore liscia.
Corteccia marrone scuro con lenticelle bianche…
…verde quella dei giovani rami.
Via Tripoli, i rami sono snelli e crescono ad angolo acuto rispetto al tronco. Portamento leggermente espanso.
Ancora l’esemplare di Via Duca degli Abbruzzi.
Giovane Maggiociondolo dell’arboreto di Agripolis.

Spigolature

Il Pascoli lo nomina (‘avorniello’ diminutivo di ‘laburno’ = laburnum, forse: laburnello, avurnello, avorniello) nella tenera poesia dedicata alla capinera. Per una volta la riporto tutta. Novenari a rigorosa rima alternata chiusi da un verso di due sillabe che imita il chiacchiericcio dell’uccellino. La metrica ha inizio incerto ma poi il ritmo ti prende…

Il tempo si cambia: stasera
vuol l’acqua venire a ruscelli.
L’annunzia la capinera
tra li àlbatri e li avornielli:
tac tac.
Non mettere, o bionda mammina,
ai bimbi i vestiti da fuori.
Restate, che l’acqua è vicina:
udite tra i pini e gli allori:
tac tac.
Anch’essa nel tiepido nido
s’alleva i suoi quattro piccini:
per questo ripete il suo grido,
guardando il suo nido di crini:
tac tac.
Già vede una nuvola a mare:
già, sotto le gocce dirotte,
vedrà tutto il bosco tremare,
covando tra il vento e la notte:
tac tac.

Pascoli, La capinera, Canti di Castelvecchio

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