
caratteri simbolo; infiorescenze e fiori; diagramma fiorale Salix caprea; diagramma fiorale Populus tremula; frutti e infruttescenze; semi; foglie; sistematica; breve storia della famiglia
Salicaceae Mirb.
Nome imposto dal fisiologo e botanico Charles de Mirbel nel secondo volume del trattato Elémens de physiologie végétale et de botanique, Parigi, 1815.
La famiglia comprende alberi e arbusti con fiori unisessuali su piante diverse (dioiche), distribuite su gran parte del globo. Come di consueto ci limiteremo ai soli generi del blog (salici e pioppi), troverete qui tutti gli altri.
| Famiglia | Caratteri simbolo della famiglia |
|---|---|
| Salicaceae | Calice e/o corolla assente (3, 5); infiorescenze sia le femminili sia le maschili in amenti penduli (2, 1); piante dioiche; frutti in capsule (4); semi piumati (4) |

| Genere | Caratteri che si discostano dai caratteri simbolo | Caratteri propri del genere |
|---|---|---|
| Populus | – | foglie tondeggiati con bordo dentato; stami numerosi |
| Salix | infiorescenza femminile eretta | foglie allungate e strette; pochi stami |
Infiorescenze e fiori
La famiglia è caratterizzata da infiorescenze in amenti (flessibili e pendenti o eretti e alquanto rigidi); e da fiori unisessuali privi di calice e corolla o col solo calice, le cui parti riproduttive sono protette da semplici brattee più o meno pelose, intere o sfrangiate.












Frutti e infruttescenze
Entrambi i generi han frutti in capsule che si aprono a maturità in due valve. Le infruttescenze ereditano la struttura in amento dalle infiorescenze.




Semi
Le salicacee sono piante pioniere e puntano tutto sul vento: esigue le riserve nutritive ma rapido l’attecchimento. I semi, leggerissimi e piumati, possono arrivare fino a centinaia di metri di distanza dalla pianta madre.


Foglie


Breve storia della famiglia
La storia tassonomica della famiglia è interessante (e istruttiva): comincia con Linneo, passa per Jussieu giungendo a Mirbel (cui spetta l’onore della priorità sul nome), infine approda a Gray (Samuel) che correggerà l’autore degli Elemens.

Linneo pone i salici nella classe ventiduesima (piante dioiche) secondo ordo (due stami) (Species Plantarum, pagina 1022). Naturalmente sa benissimo che ci sono salici con un numero diverso di stami, egli stesso conia i nomi delle due specie S. triandria e S. pentandria: i tassonomi non hanno scampo, devono spesso fare scelte sommarie. Linneo segnala il gran numero delle specie nel genere, e arriva a scagliarsi contro le descrizione ovunque ‘imperfette e barbare’. I Pioppi li mette nella stessa classe (la ventiduesima), ma nell’ottavo ordo (cioè tra le piante con otto stami); dunque già con Linneo si respira un’aria di famiglia.
La rivoluzione jussieana vede i due generi accomunati con parecchi altri nella famiglia delle Amentaceae (Genera Plantarum, Parigi, 1789). Ma quest’ultima risulta troppo vasta e i seguaci del genio del Jardin du Roi provvedono ben presto a ridimensionarla. Toccherà a Mirbel (Elémens de physiologie végétale et de botanique, Parigi, 1815) scorporare salici e pioppi dalle amentacee creando la famiglia delle Salicaceae.

La pagina 905 degli Elémens di Mirbel. Foglie alterne, semplici, con stipole; Fiori in amenti (gattini). Fiori unisessuali, i maschili con la sola corolla o il solo calice o mancanti di entrambi, stami da uno a trenta. Fiori femminili con solo corolla o solo calice, ovario unico, stilo unico, stigma bifido o quadruplo.

Frutti: acheni o capsule, embrione dritto. Mirbel divide la famiglia in due sottofamiglie: I° sezione: piante dioiche, capsule a un solo loculo, bivalve, con più semi (salici e pioppi); II° sezione: piante monoiche, frutto dalla buccia fibrosa e rigida [achenio] a una o due logge, con uno o due semi (betulle e ontani).
Infine sarà il britannico Samuel Gray a stabilire che le differenze già emerse nel lavoro di Mirbel, assieme ad altre evidenziate da lui stesso, saranno sufficienti a creare una nuova famiglia, quella delle betulacee, che, come tutti sanno, comprende betulle e ontani.

Gray (pagina 222 di A natural arrangement of British plants, Volume II, Londra, 1821) considera un gruppo di famiglie dai caratteri comuni: fiori unisessuali coi maschili in amenti; semi privi di perisperma; foglie annuali (decidue). E le suddivide in famiglie separate sulla base del frutto: noci in un cono (betulacee); ghiande o noci in una cupola (corilacee); capsule a uno o due loculi e semi con piumini (salicacee); noce a un seme, in un amento (myricacee, esempio Myrica L.)
Il Cacciatore di Alberi è certo interessato a rintracciare la più aggiornata sistemazione in famiglie, e i caratteri delle stesse, ma il rischio che si nasconde dietro questo tipo di approccio (cioè la lettura dei manuali o delle fonti in rete) è che le informazioni piovano dall’alto generando il peggior tipo di apprendimento, vale a dire conoscenza dichiarativa. Ben più efficace è seguire le vicende che han portato alla creazione delle famiglie, poiché in tal maniera si può seguire sia la scelta iniziale dei caratteri, e le sistemazioni tassonomiche da essi prodotte; sia, in fasi successive, il modo in cui i caratteri sono stati ricombinati, o per nuove scelte sui caratteri esistenti o per la comparsa di caratteri nuovi a seguito di ulteriori scoperte. Questo processo costringe a confronti continui e pone inevitabilmente problemi di interpretazioni delle scelte fatte dagli scienziati, confronti e interpretazioni che rendono chi studia parte attiva nell’apprendimento generando conoscenza operativa.