Libocedrus decurrens Torr. Nome imposto dal botanico statunitense Jhon Torrey, studioso appassionato che contribuì alla conoscenza delle flora del suo paese. Il nome compare per la prima volta nel piccolo e intenso libro Plantae framontianae, Washington, 1850, che descrive le piante raccolte dal Colonnello J. C. Fremont in California. Vi compaiono numerosi nuovi generi, fra cui Fremontia dedicato al militare (e come poteva mancare l’omaggio?)
La pagina 7. Alla descrizione succinta ma attenta in latino ne segue un’altra ricchissima e minuziosissima in inglese. La voce è corredata da una tavola molto bella della quale riporto i particolari più significativi.
Ho faticato non poco a scovare il libro, ma sono stato premiato dalle bellissime tavole che ne impreziosiscono la seconda parte, e che vi invito senz’altro ad ammirare.
Fenologia minima (sempreverde): risveglio vegetativo, fioritura fruttificazioneAreale di origine (native range)
Libocedrus decurrens (o Calocedrus decurrens) è una conifera sempreverde piuttosto diffusa in città, soprattutto nei giardini privati di ville e villette degli anni cinquanta del Novecento. Un posto dove osservarla in tutta comodità, e tranquillità, è ai Giardini dell’Arena; luogo recentemente restituito nella sua totalità ai cittadini grazie alla intelligente iniziativa di aprire spazi dedicati che hanno scalzato, sembra definitivamente, bande di pusher e schiere di avventori (senza compratori non / vi sono spacciatori) che vi scorrazzavano completamente indisturbati.
Fusto alto e diritto, la chioma ha forma conica allungata, rami orizzontali, corti e robusti. Nella foto un individuo in Via Raggio di Sole.L’incredibile filare di libocedri nel tratto di Via Trieste che fronteggia i Giardini dell’Arena, la foto è presa dal ponte sul Piovego.Tre libocedri ai Giardini dell’Arena in prossimità del muretto che corre lungo le mura cinquecentesche. La foto risale al febbraio 2018. L’albero in primo piano sulla destra è una Photinia.
Si identifica agevolmente dall’osservazione dei frutti, coni inizialmente verdi poi gialli verso maggio giugno e finalmente brunodorati in settembre ottobre, in inverno seccano diventando marrone. A maturazione sollevando due ali lasciano cadere due semi alati.
Frutti da poco formati in maggio-giugnoFrutti in ottobreI coni sollevano due ali mostrando un setto mediano piatto e allungato. Seccano in inverno e permangono sulla pianta ben oltre la comparsa dei nuovi frutti, ciò aiuta l’identificazione.In ognuno dei due alloggiamenti ci sono due semi muniti di doppia ala (una per lato e di diversa grandezza). A sinistra, nella foto, il setto centrale; a destra la squama mucrone munita. Qui il modo in cui sono alloggiati i due semi.
Le foglie del Libocedro sono molto simili a quelle di altre conifere come tuie, chamaecyparis, cipressi. Sono piccolissime, dell’ordine del millimetro, assiepate fra loro e appressate ai rametti. Insomma, bisogna avvicinarsi e osservare attentamente per distinguerle.
Praticamente non c’è alcuna differenza fra pagina superiore e inferiore del ramettoIl Libocedro condivide con tuie e chamaecyparis anche la forma piatta dei ramettiFiori (coni) maschili in febbraioNell’ingrandimento si distinguono i peduncoli che sorreggono le brattee a protezione delle sacche polliniche Pagina inferiore della squama con sacche ormai aperte.I coni femminili sono in cima ai rametti, le brattee protettive assomigliano a foglie Vista zenitale, si riconoscono il setto centrale e le due squame laterali portatrici di ovuli. All’esterno brattee.Interessante il confronto fra il fiore femminile e la punta del rametto (la gemma), strutture molto diverse.Un paio di settimane dopo.La corteccia del Libocedro si fessura longitudinalmente e spesso se ne staccano lunghe strisce.In questo giardino privato di Via Alberto Magno (vicino alla Specola) è presente un piccolo gruppo di libocedri.Gruppo di libocedri al Parco Giochi San Carlo, Arcella… …Lezione di dendrologia con una classe di Prima Media.
Un Libocedro famoso si trova a Firenze al Giardino del Bobolino in Viale Machiavelli. Ha un nome proprio, ‘Albero becco’, e, per i Cacciatori di Alberi, vale sicuramente una visita.
I toscani sono spesso coloriti nel linguaggio, e da questa foto si possono intuire le ragioni di un nome così bizzarro.