
portamento; foglia; fiore; frutto; corteccia; fenologia; areale di origine; sistematica e etimologia; dove trovarli; spigolature
Yucca gloriosa L.
nome imposto da Linneo nel celeberrimo Species Plantarum, Stoccolma, 1753.

La pagina 319. Linneo ci informa che la specie ha foglie a bordo intero. Molti i nomi precedenti, alcuni fan riferimento all’aloe in ragione della foglia (che però è piatta). Alla penultima riga la si dice ‘Cordyline’ (ma è un genere diverso), si ricorda poi la spina in cima alla foglia.
Antoine-Laurent de Jussieu pone il genere tra le Liliaceae.

La pagina 49. Tra i caratteri della famiglia estraiamo quelli propri del genere: calice campanulato (manca di corolla); radice tuberosa; foglie verticillate; infiorescenza a pannocchia. Oggi il genere è collocato tra le Asparagaceae.
Il nome yucca è storpiatura del termine ‘yuca’ con cui i nativi indicavano le piante di questo genere.


Pianta molto apprezzata dai giardinieri per l’aspetto esotico e, soprattutto, per l’infiorescenza appariscente, che ha luogo in estate, periodo un po’ avaro di fioriture.









Questa immagine, che ricorda un flauto di Pan, l’ho ottenuta asportando i tessuti della pagina superiore. La quale pagina è glauca; l’ingrandimento ne mette in risalto le diverse tonalità.












Il frutto è una bacca, dalla pelle sottile che col tempo si secca e indurisce. Non posseggo una foto del frutto della gloriosa, ma è molto simile a quello di Yucca aloifolia (nella foto), la sola che fruttifichi anche in assenza della falena. (Orto Botanico di Portici)

Come si è già detto la propagazione delle yucche è complicata, stupisce perciò sorprendere libera la Nostra: nella foto un nutrito gruppo (ma altri ce ne sono sparsi qui e là) fra le dune degli Alberoni al Lido di Venezia. Come ci siano arrivate è un mistero.

Spigolature
Vi propongo il ritratto di una yucca che viveva nel parco del castello di Neuilly – Antoine Chazal, Le Yucca gloriosa, fleuri en 1844 dans le parc de Neuilly, 1844, Louvre.

Mi piace pensare che non sia stata solo la fioritura eccezionale, per il luogo e per il tempo, a spingere l’artista a ritrarre la pianta, ma che doveva essersene proprio innamorato. Sulla sinistra un tavolino con sopra una gabbia e dentro un pappagallo verdegiallo; dietro un’ala del castello. Gli alberi sullo sfondo (dipinti foglia per foglia) sembrano essere olmi, o forse più propriamente noci neri d’America, specie altamente ornamentale e fonte di importanti risorse non solo alimentari.
