Hibiscus syriacus – Ibisco cinese

portamento; foglia; fiore; frutto; corteccia; gemma; seme; fenologia; areale di origine; sistematica; spigolature


Fenologia minima
Areale di origine. A dispetto del nome, lui viene dalla Cina

Hibiscus syriacus è un arbusto o alberello dal bel fogliame verde chiaro a chioma globosa e, soprattutto, dalla fioritura splendida e insolitamente duratura, da giugno a ottobre inoltrato. Tutto ciò lo rende perfetto per decorare piccole vie cittadine.

Via Alicorno, presso l’omonimo bastione
Uno degli esemplari di Via Pighin (presso Piazza Delia) in maggio.

Il fiore, stilizzato, compare nell’emblema della Corea del Sud; l’artista ne ha ben evidenziato la simmetria pentagonale.

Fonte: Commons Wikipedia
Fiori grandi e variamente colorati dal bianco al rosa al viola, con un motivo cremisi al centro.
Affascinante l’osservazione degli organi riproduttivi una lunga struttura porta in punta cinque corti stili, con in cima gli stigmi, che si protendono in tutte le direzioni. Buona parte degli stami sono saldati per i filamenti a formare una specie di tubo; altri sembrano piantati direttamente sullo stilo.
Stami (filamenti e antere) e granuli di polline
Stigmi
Cinque in tutto
I granuli di polline sembrano attaccarsi a brevi filamenti che emergono dalla sommità degli stigmi.

Molto interessante è il caso dei fiori a corolla doppia, sempre più frequenti nei giardini.

Una interpretazione ormai consolidata, all’interno della Teoria evolutiva, spiega il fenomeno con la trasformazione degli stami in petali. Così i giardinieri sono in grado di selezionare cultivar dai fiori doppi, sfruttando questo tipo di mutazione.

Nella regione intermedia fra i petali, in basso, e gli stami, in alto, si possono osservare le strutture documentate dalla foto.
Una sorta di livello intermedio fra petalo e stame: dall’asse centrale si dipartono rudimenti di filamenti che ad un certo punto presentano una sorta di sacca pollinica e subito dopo un abbozzo di petalo.
Le sferette all’interno della sacca, e quelle che sembrano esserne fuoriuscite, sono granuli di polline.

Ma torniamo al fiore ‘standard’ e andiamo a curiosare alla base della struttura centrale, che a questo punto abbiamo riconosciuto come il pistillo.

Liberato il fiore da petali e sepali, si è sezionata longitudinalmente la struttura centrale, badando a non intaccare l’ovario
A sinistra alloggiamento dell’ovario, a destra tubo pollinico.
Ovario supero. Si distinguono le cicatrici lasciate dai sepali sul ricettacolo.
Sezione longitudinale dell’ovario. Si distinguono gli ovuli attaccati ad un asse centrale che ha la base sul ricettacolo.
Tecnicamente questa disposizione degli ovuli è detta placentazione centrale.
Sezione trasversale.
Eccoli diventati semi, ma non ancora maturi, in ottobre.
Il frutto è una capsula
…che si apre durante l’inverno, e contiene semi pelosi che attecchiscono con molta facilità.
Corteccia grigio biancastra con strette fessure
Inconfondibile la gemma invernale.
Foglie a grandi denti o addirittura trilobate.
Pagina inferiore.
Giardini Santa Rita, un luogo dove vivono numerosi e notevoli esemplari. Avvicinandosi si nota qualcosa di interessante…
…un tappeto di fiori caduti.
Ma la pianta si rinnova continuamente con nuovi boccioli.
Che somigliano stranamente ai frutti ancora immaturi. In quelli i sepali si erano richiusi sull’ovario in crescita, qui devono ancora aprirsi. Le stipole cambiano dimensione: molto più lunghe nei boccioli.
Giardino dell’abside della Chiesa degli Eremitani.
Chiostro della Magnolia al Santo
Giardino alla Rotonda, da Gennaio 2020 è in corso una ristrutturazione. Tra le prima vittime due Hibiscus syriacus; probabilmente scambiati per cespugli… (per un caso analogo vedi qui)
Sulla sinistra l’altro esemplare. L’albero perde presto le foglie, foto dell’Ottobre 2019.
Il Giardino è terrazzato su sei livelli (sette se si conta il Bastione della Gatta), ognuno dei quali, a parte il primo, ha una piccola vasca. In fondo la sede dell’Associazione Invalidi di Guerra.

Sistematica

Hibiscus syriacus L.
Nome assegnato da Linneo nel celeberrimo Species Plantarum, Stoccolma, 1753.

La pagina 695 del secondo volume. Si noti l’errata indicazione dell’areale di origine.