Cupressus sempervirens

Aggiornato nel novembre 2024

portamento; foglia; fiore; frutto; seme; corteccia; rametto; fenologia; areale di origine; sistematica; dove trovarli1; dove trovarli 2; spigolature

Cupressus sempervirens L.
Nome imposto da Linneo nel celeberrimo Species Plantarum, Stoccolma, 1753

Le pagine 1002-03. La descrizione si concentra su foglie sovrapposte a formare rametti quadrangolari. Seguono i numerosi nomi assegnati dai botanici precedenti. Linneo ci informa che l’albero è originario di Creta.
Fenologia minima: ripresa vegatetiva, fioritura, fruttificazione
Areale di origine (native range): coste del Mediterraneo Orientale, Asia minore, Medio oriente fino all’Iran.

Cupressus sempervirens è il “cipresso” per antonomasia, alto e slanciato, spesso solitario. Un albero legato al paesaggio italiano, e alla nostra infanzia scandita dal sussidiario scolastico. Purtroppo in città i più appartengono a giardini privati, così l’osservazione ravvicinata è difficoltosa. Ma non disperata.

Due splendidi esemplari in Piazza Castello
… i due “Giganti non più giovinetti” fanno da guardia all’entrata secondaria del complesso della Chiesa di San Tomaso Becket, martire della cristianità in terra di Albione.
Il giardinetto presso l’abside della Chiesa degli Eremitani è da tempo abitato (almeno la prima metà del secolo scorso) da un vecchio Cipresso scampato al bombardamento del ’44.

Così scrivevo al tempo (novembre 2019), oggi sappiamo che questo vegliardo risale al 1803 e fino alla seconda guerra mondiale aveva un nome proprio: Cipresso del Canova.

Il Giardino Città dei Bambini ospita un aitante giovinetto. A destra il muro divisorio col Complesso Sportivo Petron.
Qui l’affascinante silhouette in una nebbiosa giornata di Febbraio. A fianco, o meglio ai suoi piedi, si intravede un Calicanto fiorito.
Un esemplare dal portamento particolarmente snello ai Giardini Alicorno
Via Diaz. Questo esemplare, bipuntuto e particolarmente scomposto, testimonia del fatto che la specie non ha necessariamente portamento colonnare.
Piazza insurrezione. Due individui dal portamento diverso condividono lo stesso giardino.
Alla base della chioma spesso è visibile l’incredibile intrico di rami e rametti rigorosamente proiettati verso l’alto.
Gli alberi a portamento colonnare hanno le branche principali piuttosto sottili: non serve particolare robustezza per tenerli su.
Il tronco dritto e affusolato è ricoperto da una corteccia rosso grigiastra finemente fessurata che si sfalda a strette strisce.

Le foglie sono minuscole e appressate ai rametti, caratteristica che condivide con le altre specie del genere Cupressus, ma anche con tuie, libocedri, ginepri…

Le foglie, non più grandi di un millimetro, hanno spigoli smussati. Nella foto si riconosce, in cima, una foglia in formazione.
I singoli rametti sembrano bastoncini tondeggianti, rivolti in più direzioni.
Ma anche se non disposti su un unico piano, tendono tuttavia a formare cortine complanari più o meno parallele; è l’insieme di questi piani che dà volume alla pianta.

Il cipresso fiorisce in Febbraio-Marzo e porta fiori maschili e femminili sulla stessa pianta.

Coni maschili
Coperti di squame che proteggono le sacche polliniche. Spesso le squame sono disposte a spirale, nel cipresso si presentano invece opposte e su quattro file.
Fiori femminili in febbraio
Cono femminile in formazione in aprile.
In Giugno
Ci mettono due anni a maturare. Nella foto un galbulo di circa un anno; le macchie nere sono fiori abortiti.
Una giovane pianta, carica di frutti, in un giardino di Via Santa Maria in Conio al Portello.
I cipressi hanno strobili con poche squame (galbuli). Nella foto si distinguono bene scudo e mucrone.
Sezione longitudinale di uno strobilo. Da un asse centrale si dipartono ortogonalmente le singole squame che custodiscono ovuli nudi (le gimnosperme non hanno ovario).
Galbulo all’apertura, all’interno minuscoli semi debolmente alati
Semi alati
Semi di un anno
Stipati fra due squame

Ancora una raccolta di esemplari in giardini privati e non, distribuiti per la città.

Un giardino, ricco di essenze, affacciato su Prato della Valle
Il lato del fiume opposto a Riviera Mussato nel tratto fra il Ponte di Corso Milano e Ponte San Leonardo.
Nebbia invernale. Giardino dei Tamerici in Via Nazareth.
Il campanile della Chiesa di Santa Maria delle Grazie. L’abside è contornato da cipressi di abito diverso.
Città Giardino, una macchia di colori in Aprile.
Abside del Santo, un cipressetto sforbiciato con eccessiva cura, quasi con accanimento.
Via Dietro Duomo
Un bellissimo cipresso in una aiuola di Santa Sofia
Chiese e cimiteri ospitano spesso il cipresso, albero legato alla vita intesa in tutti i sensi, e quindi al culto dei morti. Il sagrato della Chiesa della Parrocchia di Cristo Re in Via Sant’Osvaldo ne ospita un grazioso boschetto.
Lido di Venezia, lo storico Cimitero ebraico. Invano si cercherebbero cipressi nei cimiteri di Padova, a cominciare dal Cimitero Maggiore.

Non posso terminare questo post senza ricordare la bellissima poesia di Carducci Davanti San Guido. Ecco il link, per una visita virtuale in compagnia dall’omino StreetWieu, alla strada che da San Guido conduce a Bolgheri. Ma forse ancora più adatta a questo sito è la poesia La Civetta di Pascoli, in ragione della cura e dell’amore elargiti dal poeta nel descrivere la fisionomia e il buon carattere di questa bellissima pianta. E cosa dire dei cipressi scuri e inquieti di Van Gogh?…