Piazzale Boschetti: decine di alberi abbattuti

In un precedente post parlando di una splendida Paulonia che ornava Piazzale Boschetti e che tempo fa, a seguito di lavori di ristrutturazione del piazzale, era stata tagliata, si paventava, in vista dei lavori per il nuovo parco, una analoga fine per un bellissimo filare di Cupressus glabra. Una profezia fin troppo facile: lo hanno completamente estirpato. Ma non è bastato, sono state uccise tutte le piante che abitavano il tratto di canale prospiciente il piazzale!

Immagine Google Maps dell’area.

In rete si trovano molte immagini del progetto del nuovo parco, ad esempio qui. Colpisce e lascia perplessi il basso numero di alberi in relazione allo spazio disponibile, scelta che pare non tener conto dei nuovi orientamenti in tema di verde pubblico: grande attenzione ai potenziali benefici che gli alberi sono in grado di recare come, ad esempio, l’assorbimento di anidride carbonica o la riduzione locale di temperatura. Ma è tempo di dare la parola alle immagini.

La siepe di Cupressus glabra, dal caratteristico colore glauco, è facilmente individuabile al centro della foto. Da sinistra un Acero campestre e subito dopo una Farnia fastigiata, a destra un gruppo di piante fra le quali un notevole Acero negundo. (Foto Febbraio 2018)
Oggi. Evocativa la lugubre ombra nera del ponte che si protende verso il nulla.
In primo piano una femmina di negundo; tra i due cipressini si intravede un frassino.
Il Canale Piovego come si poteva ammirare dal ponte che lo attraversa
Dopo “l’intervento”.
Lo splendido Acero campestre e dietro i perduti cipressi
Sulla destra si possono contare 8 tronchi di glabra.
L’acero e la sua compagna Farnia...
…e i loro poveri resti.
Un magnifico Acero negundo fiorito (amenti maschili) al centro di un gruppo di piante che attendono inconsapevoli (foto Marzo 2019) l’avanzare della loro ultima primavera.
Lui in una foto utilizzata per il post sull’Acer negundo, e così commentata: “Una suggestiva immagine degli amenti maschili”.
Il lato del ponte verso il piazzale, come appare ora.
Invano si cercherà un cartello di avviso alla cittadinanza, come invece avvenuto in altre occasioni.

Mentre nel sito del Comune è possibile trovare una tabella con la descrizione degli alberi da abbattere. Nella colonna intestata “Motivo”, dove usualmente compaiono indicazioni legate alle malattie o debolezze strutturali degli esemplari, spicca una laconica indicazione: “Progetto di riqualificazione area Piazzale Boschetti – nuovo parco urbano con rimpianti”. Involontaria ironia del correttore automatico che deve aver modificato “reimpianti” in “rimpianti”.

Poco più in là, oltre il Cantiere, verso Via Trieste, uno splendido Ontano scampato alla mattanza.
I miseri avanzi dei cipressi glabra, con la loro smagliante corteccia argentorossastra.
Una smarrita gallinella d’acqua si aggira incredula fra gli sterpi abbandonati nel fiume. Triste metafora dello sconforto e dell’incredulità che feriscono l’animo.

Quello che fa sembrare il tutto una beffa è che al posto del piazzale sorgerà un parco. Ma come, estirpiamo alberi per piantare altri alberi? Pare uno scherzo, invece è tutto vero. Qualche decennio fa moltissimi erano indifferenti ai maltrattamenti degli animali, poi la sensibilità è cambiata; l’augurio è che ciò possa avvenire anche per gli alberi. Un nuovo modo di sentire che renda naturale costruire i parchi attorno alla vegetazione esistente (questa idea ha un nome si chiama preverdissement) e non al contrario anteporre i progetti a quest’ultima. Ma ciò potrà avvenire solo se ciascuno di noi, compresi architetti e amministratori, sarà in grado di inorridire al pensiero di uccidere gli alberi, così come fa per gli animali.

Novembre 2018, quanta nostalgia…

Profezia

Presto cominceranno i lavori per ristrutturare l’area Ex Caserma Prandina. Un posto pieno di alberi che proverò a descrivere in un prossimo post. Ma intanto non è difficile profetizzare, un po’ per scaramanzia un po’ perché istruiti da questa esperienza, che li sacrificheranno tutti, uno a uno.

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