Il post contiene una raccolta di foglie a forma di ago. Questi quanto all'aspetto in sé possono essere piatti, come tassi o sequoie, oppure a sezione varia; mentre in relazione alla disposizione possono essere singoli sui rametti (abeti, pecci); riuniti in fascetti (pini), raggruppati in rosette (cedri, larici).
Pinus wallichiana – Pino dell’Himalaya
Albero dal profilo elegante anche per i lunghi aghi pendenti, raccolti a fascetti di cinque, e le pigne grandi e sottili. Arrivato dall'Himalaya nei giardini di tutta Europa a metà dell'Ottocento. In città è piuttosto comune nei giardini privati, molto meno in quelli pubblici dove i giardinieri del Comune, pare, gli preferiscano il cugino americano, dai tanti caratteri simili, Pinus Strobus.
Pinus sylvestris – Pino silvestre o Pino di Scozia
Il colore dei rami più alti e il forte profumo di resina ne fanno uno dei pini più belli e degli alberi più affascinanti. A Padova è poco comune, forse il fatto che sia un albero di alta montagna scoraggia i giardinieri, ma lì dove è presente riempie di sé l'ambiente.
Come distinguere gli Aceri – non solo foglie a cinque lobi
Un post difficile e complesso poiché in città vivono tantissime specie di aceri. Per fare un po' d'ordine proveremo a raggrupparle per tipo di foglia: poche specie han foglia composta, le più l'hanno lobata, ma per fortuna in quest'ultimo caso si possono formare più sottoinsiemi distinguendo per numero di lobi.
Tamarix gallica – Tamerice
Dove si parla di un albero amante del mare, che adora affondare le estese radici fino alla falda intrisa di acqua marina e vagheggia farsi accarezzare dal vento che sferza i litorali e l'aiuta a smaltire il sale trasudato dalle piccolissime foglie. Si descrive parimenti la pianta e particolarmente il suo seme minuscolo e sfuggente.
Juniperus communis – Ginepro
Dove si parla di una pianta dall'areale enorme: dal Mediterraneo a Circolo polare artico, dall'Alaska alla Kamčatka. Se ne descrivono i caratteri e si discute di quanto poco sia diffusa in città.
Giardino Romana Aponense
Dove si parla di un giardino suburbano abitato da alcuni alberi poco ricorrenti nei parchi cittadini. Indi si rende nota la cura di alcuni residenti del quartiere per gli abitanti "verdi" del giardino.
Tilia tomentosa – Tiglio argentato
Dove dopo aver festeggiato la centesima specie, si parla di un altro tiglio staminodio munito e di provenienza balcanica. Il cui carattere sicuramente più attraente è il colore argentino della chioma con foglie verde intenso sulla pagina superiore e bianco vellutate sotto. Un albero che pur essendo molto ornamentale è raro in città, un peccato poiché ha il pregio di sopportare bene l'inquinamento; anzi, col suo tomento, è adatto a fissare sulle foglie i particolati.
Come distinguere fra le Magnolie dalle fioriture precoci
Dove si insegna a distinguere fra loro le magnolie dai grandi fiori precoci in primavera. Più precisamente fra M. kobus e stellata, e fra M. x soulangeana e liliiflora. Il post si sofferma alquanto su stellata e liliiflora, tanto da assumere la forma di un vero e proprio articolo sulle due specie.
Dai platani degli Eremitani ai cedri di Piazza Antenore, e nel mezzo tante specie arboree e signorili palazzi
Un percorso nel centro della città dove gli alberi non abbondano di certo e che tuttavia riserva piacevoli sorprese. Sarà anche l'occasione per dare maggiore spazio alla descrizione degli edifici e dei luoghi incontrati.
Glossario arboreo illustrato
Dove si propongono brevi spiegazioni dei termini tecnici che compaiono nei post. E dove alla figure schematiche si sono preferite le foto.
Albizia julibrissin – Acacia di Costantinopoli
Dove si parla di un albero dalla chioma ampia ad ombrello e dalle foglie con miriadi di minuscole foglioline che gli danno un fare leggero e aggraziato. Si descrive la sua bella fioritura, illustrando in modo approfondito l'articolata infiorescenza. In fine se ne giustifica il nome.
Salix matsudana Tortuosa – Salice tortuoso
Dove si parla del più elegante fra i salici in città per le sue forme slanciate e l'aspetto mosso, conseguenza quest'ultimo della crescita particolare di foglie e rami. Non molto comune, ma tutto sommato non così raro come uno si aspetterebbe.
Quercus robur – Farnia
Dove si parla della quercia per antonomasia, che assieme al rovere scandisce il paesaggio italiano. Se ne descrivono i caratteri peculiari che aiutano il riconoscimento. E si racconta di due esemplari vetusti e solenni.
Cotinus coggygria – Albero della nebbia
Dove si parla di un alberello poco frequentato dai manuali di divulgazione, e poco comune in città. Circostanza quest'ultima che è un vero peccato, poiché Cotinus coggygria è un piccolo albero molto decorativo coi suoi vaporosi pennacchi, che gli han fatto guadagnare il curioso nome volgare di Albero della nebbia. Si cita inoltre una delle sue tante cultivar dalle foglie violacee, Cotinus coggygria Purpurea.
Juniperus sabina – Ginepro sabino
Dove si parla di un ginepro dalle foglie prevalentemente squamiformi. Del suo inconfondibile portamento e del cono femminile molto simile a quello di un'altra cupressacea. Di poi si invita il lettore a una passeggiata virtuale alle falde della Majella.
Buone pratiche – Il Platano scavato di Piazza Eremitani
Dove si parla dell'amorevole assistenza prestata ad uno dei Platani di Piazza Eremitani, affetto da una profonda carie. E ci si augura che la stessa cura venga in futuro prestata a tutti gli alberi della città, o perlomeno a quelli che caratterizzano in un modo o nell'altro i luoghi che abitano.
Olea europaea – Ulivo
Dove si parla di un albero legato profondamente alla cultura mediterranea e europea in generale e del suo valore altamente simbolico. E, naturalmente, dei suoi caratteri alcuni, come il fiore, affascinanti.